Fiume Nero

Molte le sfaccettature ma sempre inquietanti in "Lovecraft Cap. II”, passando dal sinfonico al rock attraversando percorsi lugubri, com'è giusto che sia parlando di Lovecraft. Il pezzo migliore è senza dubbio "Necronomicon" ma non dimenticando "L'estraneo" e "Mors Omnia Vincit". Avrei osato di più con le parti sinfoniche ma la musicalità di un black metal ancestrale è comunque molto apprezzata.

REVIEWS INSANE VOICES LABIRYNTH

10/19/20222 min read

Fiume Nero - Lovecraft Cap. II

Tracklist:

1. Necronomicon

2. La morte alata

3. L'alchimista

4. Il colore venuto dallo spazio

5. Memento Mori

6. La musica di Erich Zann

7. Abel Foster

8. La città senza nome

9. L'estraneo

10. I sogni nella casa stregata

11. Requiem

12. Mors Omnia Vincit

Line-up:

Enna Cancry - Guitars

Simon Desecrator - Vocals

Post Mortem - Drums

https://www.facebook.com/fiumeneroblackmetal

Il trio black metal italiano Fiume Nero torna con il secondo capitolo della saga dedicata all’ iconico scrittore Lovecraft, "Lovecraft Cap. II”, per l’appunto.

L’album propone un black metal old-school influenzato da sonorità doom che arricchiscono ulteriormente questi oscuri dodici brani attraversando un percorso tra occultismo e scene horror, come giusto che sia, riprendendo quell’aurea tipicamente lovecraftiana.

Al colossale "Necronomicon" spetta l'apertura dell'album, con introduzione sinfonicamente epica, è così che la storia dei Grandi Antichi si riflette, tra una batteria ossessiva e le chitarre affilate accompagnate dalla voce spettrale, una bella presa dell'ascolto ma il meglio arriva con ipnotici passaggi doom ed un finale trionfante; chissà se Al Azif nel suo mondo possa ascoltare questo brano pregevole.

"La Morte Alata" a seguire, ispirato ad uno dei cinque racconti scritti da Lovecraft per conto della scrittrice Hazel Heald, ha un'ottima atmosfera malinconica creata da black e doom con persistenti cambi di tempo e chitarre singolarmente tetre.

"La città senza nome", da cui iniziano i racconti del Ciclo di Cthulhu, è ben rappresentato da chitarre gelide e dalle accelerazioni di batteria mentre l'atmosfera si fa sempre più opprimente, sembra di intravvedere questa remota città nel deserto d’Arabia.

Dall' Asia ci spostiamo in America, nel New England, con "Il colore venuto dallo spazio" in cui oltre ad un suono marcatamente black, compaiono venature rock che troviamo anche nella successiva "Memento Mori" che tra ombrose atmosfere angoscianti, spiccano le urla di Desecrator.

"La Musica Di Erich Zann" è un pezzo vorticoso, così come del resto quella del suonatore di viola muto del racconto, tetro e malinconico ed anche "I Sogni Nella Casa Stregata" riesce a convincere nella sua trasposizione musicale.

Con "Requiem", ci troviamo davanti ad un brano che potremmo definire diviso in due parti, la prima orientata più verso ad un suono rock mentre, la seconda parte riprende i suoni gelidi e mesti a cui siamo stati abituati dalla band.

A terminare l'album troviamo la lugubre e tagliente "Mors Omnia Vincit" con un ritmo tirato e una ambientazione inquietante che ci porta ad un finale epico e tragico.

Molte le sfaccettature ma sempre inquietanti in "Lovecraft Cap. II”, passando dal sinfonico al rock attraversando percorsi lugubri, com'è giusto che sia parlando di Lovecraft. Il pezzo migliore è senza dubbio "Necronomicon" ma non dimenticando "L'estraneo" e "Mors Omnia Vincit".

Avrei osato di più con le parti sinfoniche ma la musicalità di un black metal ancestrale è comunque molto apprezzata.

75/100

Valeria Campagnale