GUNASH - ALL YOU CAN HIT

È un disco che fonde con sensibilità musica e ribellione, consapevolezza e speranza, in cui ogni artista riesce a dare il proprio contributo originale, e il proprio tocco, pur senza rischiare di rendere il progetto disarmonico e confusionario.

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9/26/20223 min read

I Gunash nascono nel 2003 da un'idea del cantante/chitarrista Ivano L. Zorgniotti (“Zor”) e del batterista/percussionista Danilo Abaldo (“Pannico”) come cover band con nome e staff diversi, a poco a poco si orienta verso un Alternative Rock influenzato da grunge, stoner, punk, metal e prog. Nonostante le uscite discografiche siano state limitate (il debutto “Gunash” è del 2005, “Same Old Nightmare” del 2014 e “Great Expectations” di due anni più tardi), i Gunash hanno in realtà saputo intrecciare negli anni collaborazioni di rilievo che, oltre a contribuire alla maturazione della band, le hanno dato una visibilità ed un’esperienza internazionale.
“All You Can Hit” è uscito il 29 aprile 2022, in formato digitale, su CD e in LP nella doppia versione nero e colorato ed è il quarto lavoro pubblicato per Go Down Records e il quinto dell’intera discografia della band.

L’album è impreziosito dalle partecipazioni alle tastiere e pianoforte del leggendario musicista americano Derek Sherinian (ex Dream Theater, Billy Idol, Alice Cooper, Sons Of Apollo), dalla voce dell’icona dello Stoner Rock Nick Oliveri (ex Queens Of The Stone Age, Kyuss, Mondo Generator), dal violoncello di Marco Allocco (Pavarotti & Friends, The Berliner, Quintettango) e dall’ armonica di Tom Harp Newton. “Revenge” è un pezzo moderno e riffato che apre l’album all’insegna del Rock. Segue “B.J Quinn” un pezzo interessante, complesso, ricco, dalle forti ispirazioni “alternative” in cui viene messa in risalto soprattutto l’eccellente tecnica strumentale. “The Sea Is Full Of Dreamscapes/ The Kraken” non è solo la classica “ballad grunge”, ma è arricchita da atmosfere suggestive quasi oniriche e da un retrogusto “marinaresco”. Il taglio Rock del brano viene stemperato da alcuni passaggi strumentali. Un Riff strepitoso, monumentale, avvia il pezzo verso la conclusione, un tocco melodico che rimanda all’intro formando un cerchio perfetto.
Nell’album non mancano tracce interamente strumentali e la prima è “Emerald City” dal tono nervoso e dalla tecnica impeccabile. La traccia è un omaggio a Seattle, la città di Jimi Hendrix e delle band che hanno caratterizzato il sound degli anni Novanta. “House of Sand (A Bad Dream)” è stato il primo singolo estratto per la promozione dell’album. È un brano un brano avvolgente in cui spicca il contrasto fra le linee chitarristiche apparentemente contorte e la parte vocale più semplice e pulita.
“Winter Wind” è un brano perfetto dove ogni ingrediente è scelto e dosato con attenzione, anche le pause. “Crimson Tentacles” è la seconda traccia strumentale, un omaggio ai King Crimson e agli Ozric Tentacles. “The Graveyard Keeper” è una ballata macabra ispirata alle "; Murder Ballads" di Nick Cave. Gli arrangiamenti di pianoforte acustico e tastiera, realizzati dal leggendario tastierista americano Derek Sherinian, non passano sicuramente inosservati e rendono il brano unico e indimenticabile.
Seguono “Predators”, dalle forti sonorità punk, e “No More Promises” un pezzo splendido, struggente, impreziosito da un arrangiamento tecnicamente perfetto. In questo album stili, influenze e atmosfere molto diverse fra loro si armonizzano perfettamente creando un connubio originale, unico e indimenticabile. È un disco che fonde con sensibilità musica e ribellione, consapevolezza e speranza, in cui ogni artista riesce a dare il proprio contributo originale, e il proprio tocco, pur senza rischiare di rendere il progetto disarmonico e confusionario.

Meritano una menzione speciale la cover e titolo dell’album che riesco solo a definire geniali. Il titolo dell’ album “All You Can Hit” dei Gunash vuol essere un’ ironica presa in giro nei confronti della tendenza degli ultimi anni adottata da molti ristoranti, che può essere consideriamo come uno dei tanti esempi del consumismo dilagante e senza limiti nella nostra società. La scelta di mostrare immagini di cibo immangiabile spiega, in modo molto chiaro e diretto, la presa di posizione della band a riguardo. Una scelta semplice, diretta, pungente, ma anche molto divertente.

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90/100

Gunash - All You Can Hit

Recensione a cura di Jenn Samael Lotti