Crusade of Bards

Recensione a cura di Daniele Blandino

REVIEWS INSANE VOICES LABIRYNTH

6/25/20225 min read

Recensione a cura di Daniele Blandino

I Crusade of Bards sono stati formati nel 2016 da Paolo Andreotti (tastiere & voce) & Eleanor Tenebre (voce) per creare musica che potesse mescolare tutti i loro stili e concetti preferiti. Inizialmente solo un progetto in studio è presto cresciuto in un atto completo quando si sono presentate alcune opportunità dal vivo. La band ha iniziato la sua azione dal vivo nella primavera del 2017 supportando la power metal australiana "Lagerstein" in Spagna e Francia. Nel 2018 i Crusade of Bards si sono concentrati sulla preparazione del primo album ma sono riusciti a suonare alcuni spettacoli in Spagna e Svizzera. Nel 2019 "Tales of Bards & Beasts", il primo album full-length dei Crusade of Bards, è stato pubblicato via Pride & Joy Records. La band ha iniziato il tour europeo a sostegno della sua nuova uscita con spettacoli in Spagna e Germania, ma tutte le azioni dal vivo sono state interrotte a causa della pandemia di Covid-19. I Crusade of Bards hanno usato il periodo di isolamento per produrre il loro secondo album full-length, Tales of the Seven Seas, che sarà pubblicato nel 2022 dalla Rockshots Records. Quando la pandemia ha iniziato ad attenuarsi, la band è riuscita a suonare in alcuni festival rimandati in Germania e sta attualmente pianificando nuove azioni dal vivo per il 2022. ottimo album di symphonic metal di stampo classico con voce femminile. L’album è composto da 14 tracce e la durata è di 58 minuti e 18 secondi. Già dall’artwork si può capire la strada musicale che il gruppo vuole intraprendere, la line-up del lavoro è la seguente: Marc Brode al basso, You ala batteria, Adrián "The Time Knitter" Carrero alla chitarra, Paolo "The Bard" Andreotti alle tastiere e alla voce, Captain Eleanor Tenebre voce femminile e Eduardo Guilló voce maschile. L’album si apre con il brano strumentale “Anuri”, la campionatura di violino si amalgama bene con le tastiere, e l’aumento progressivo d’intensità introduce la traccia successiva; si continua con “The Northwest Passage”: brano veloce, coinvolgente e ben eseguito, la voce della cantante è calda ed ha una buona tecnica vocale, chi ascolta viene coinvolto emotivamente e si lascia trasportare nel mondo fantastico che la band sta descrivendo, vengono esaltate molto le atmosfere spaziali, il lungo viaggio musicale, della durata di oltre 5 minuti, non stanca l’ascoltatore, anzi, esalta le capacità della band sia nella parte tecnica, sia nella parte musicale vera e propria; Una intro di archi apre la terza traccia: “An Ocean Between Us Part III - A New World”, seguito egregiamente dalla batteria, il tutto è studiato in maniera egregia e non stucchevole, le voci dei cantanti, tecnicamente perfette, si amalgamano molto bene, già dalle parole e dalle note si riesce a vedere distintamente il mondo fantastico che la band sta descrivendo, la voce femminile, che in alcuni passaggi quasi in stile lirico/operistico è molto particolare ed apprezzabile; il loro stile è unico pur non snaturando il genere symphonic; La quarta traccia: “Dunkirk Privateers” è un'ottima traccia, un tripudio di forti emozioni; la band con la loro musica trasporta l’ascoltatore in questo mondo fantastico e lo conduce quasi per mano anche negli angoli più reconditi. Brano scorrevole e piacevole, la band ha la capacità di rendere leggeri anche i brani più durevoli; brano di ottima fattura, da hit; quinta traccia “Vento Aureo”: brano leggermente sottotono rispetto ai precedenti, più commerciale ma ben eseguito, lascia un po’ di amaro in bocca, manca quel tocco di personalità che caratterizza l’intero lavoro, la voce growl non sfigura, anche la scelta dell’italiano non dispiace; sesta traccia “Naupaktos”: brano sullo stile dei precedenti personale e coinvolgente, la musica non abbandona ascoltatore, anzi, lo accompagna passaggio per passaggio; in questo brano la voce maschile, parlata in growl, apre la strada alla dolcezza della cantante e le due voci si amalgamano perfettamente, le tastiere costruiscono un tappeto di note dolci e coinvolgenti, un po’ più oscuro ma è molto evocativo; settima traccia “Manti (Interlude)”: un intermezzo strumentale di 24 secondi per introdurre a pieno la seconda parte del lavoro; la seconda parte dell’album si apre con “The Red Charade”: brano in stile spagnolo il rif inizia in scala andalusa per poi proseguire col metal e con l’ingresso degli altri strumenti e la voce; brano coinvolgente e non banale, anzi, ritmato e molto orecchiabile, in fin dei conti questa è una particolarità della band; il folk spagnolo ed il symphonic metal sono ben amalgamati e danno luogo ad un mix musicale molto gradevole, caratteristica, questa, molto apprezzata, anche la durata è adeguata; nona “Hasard”: brano veloce e ritmato, i mosh ed i rallentamenti proposti lo rendono gradevole e coinvolgente, il pubblico viene trascinato dentro il pensiero proposto dalla band, e, nello stesso tempo incuriosito ed impaziente di scoprire cosa riserveranno le tracce successive; decina traccia “Samudr Ka Mandir”: canzone ballad molto melodica ed avvolgente, trascina l’ascoltatore sempre di più all’interno del lavoro, dopo le due tracce precedenti la band propone questa canzone molto dolce, l’uso delle chitarre acustiche è appropriato, inoltre introduce alla parte finale del lavoro, toccando anche la parte più intima e sentimentale del pubblico; undicesima traccia “Lies & Ashes”: brano molto veloce e ritmato che catapulta l’ascoltatore nella parte violenta del mondo che lo circonda, nettamente in contrasto con la traccia precedente, questa canzone suscita emozioni contrastanti, si passa da un mondo passionale e romantico ad uno intriso di violenza (ovviamente musicale); questi ragazzi spagnoli sono esperti di questo capo, è il loro punto di forza, ed il loro stile personale di aggiungere elementi nuovi elementi al genere, senza snaturarlo, lo rendono unico. Per l’intensità che trasmette questo brano è indubbiamente il migliore dell’intero lavoro; dodicesima traccia “Leap of Faith”: altro brano ballad molto apprezzabile, ascoltandolo si viene trasportati su una spiaggia in riva dell’oceano, una brezza semplice e dolce, una calma interiore necessaria dopo la violenza espressa dal brano precedente; tredicesima traccia “The White Witch”: brano intenso, malinconico che trasmette un po’ di tristezza, anche qui il contrasto è notevole, la passione, la violenza e la calma lasciano il posto alla malinconia, la scelta della cantante di adottare una tonalità lirica lo rende unico, appropriato al ritmo triste e malinconico della canzone; L’album si chiude con la terza traccia strumentale “As Above, So Below (Outro)”: un brano rilassante, una buona chiusura di questo lavoro pieno di emozioni e di sentimenti, la scelta di un brano strumentale e di breve durata è appropriata ed adatta a portare con dolcezza l’ascoltatore alla fine di questo viaggio musicale e sentimentale molto contrastato. Album molto bello e pieno di emozioni e sentimenti, sono molto bravi a toccare ogni corda del sentimento umano, ogni traccia porta alla scoperta di una parte nascosta del nostro “IO”, non è un viaggio facile da affrontare, ma necessario. La band ha voluto imprimere a questo lavoro tutta la forza necessaria per affrontare questo viaggio. Lavoro molto valido dall’inizio alla fine, non ci sono ripetizioni, tecnicamente perfetto e di forte impatto musicale e sentimentale. Lo consiglio a tutti gli amanti del metal sinfonico ed anche a chi si avvicina metal in genere

89/100