Evoking Winds

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2/12/2022 2 min read

RECENSIONE A CURA DI ALESSIA VIKINGALE

Gli Evoking Winds si formano in Bielorussa nel 2008 da Artyom Prishchepov e Ivan Sereda, amici che insieme compongono musica per divertimento ed ispirazione per anni, espandendo anche la line-up del gruppo con Yaroslav Korotkin al basso e voce, Sergey Shulzhenko alle tastiere ed orchestrazioni, Dmitry Sarychau alla chitarra e Alexander Cherepanov alla voce. Ad oggi i membri sono sparsi per il mondo e continuano la band online. Di recente, la band ha deciso di remixare e pubblicare tutta la musica finora uscita, con James Knoerl alla batteria e programmazione. Partendo dai loro primissimi lavori, la band ha così ripercorso la loro storia e si è aperta a nuovi capitoli. Questo senso di amicizia è una cosa che hanno davvero iniziato ad apprezzare con la pandemia e l’isolamento. Da questo lavoro di remixaggio e riscoperta ri-nasce “Towards Homestead”, primo e finora unico lavoro degli Evoking Winds, originariamente uscito nel 2008 che oggi conosce una seconda nascita. Il disco si apre con “By the River She Cried”, brano strumentale in cui orchestrazioni e chitarre creano un'atmosfera magica e sognante. “Oh Black Raven, Leave Me Be” è un monolite che si abbatte sull’ascoltatore, dall’atmosfera nostalgica ed epica. Impossibile non rimanerne colpiti. “In the Woods, On Yellow Sand” prosegue con atmosfere monolitiche, epiche orchestrazioni e riffs feroci uniti a blast beats. Complice anche la breve durata ed il brusco finale, la canzone finisce senza accorgersene. “Yurja” è un intermezzo di poco meno di due minuti, che ci introduce alla fase successiva del disco. “Rye by Mountainside” inaugura una fase del disco in cui tutto si fa più cupo, come il cielo che si adombra di nubi. “There by the Adamant Sea” spinge su un doppio pedale forsennato ed esplosioni di piatti, per creare un brano che ha l’atmosfera di un mare in burrasca. “Why You, River” è un altro brano strumentale dove dopo una introduzione a prevalenza orchestrale il brano esplode in graffianti riffs. “In Our Yard” è anch’esso strumentale e punta sulle orchestrazioni per creare un brano dall’atmosfera tranquilla come una passeggiata nel bosco in una giornata uggiosa. Con “Arrow's Burial” ritornano in pompa magna blast beat e scariche di riffs potenti uniti ad epiche orchestrazioni e forti vocalizzi. “Grateful Night” è la chiusura perfetta, in quanto in questo ultimo brano strumentale ritroviamo tutti gli stilemi della band racchiusi in un’ultima, riuscitissima prova. La produzione rende i suoni epici e compatti, ottimo per gli Evoking Winds anche se spesso si ha la sensazione che bassi ed orchestrazioni siano privilegiati. Tuttavia questo non penalizza la qualità dell’ascolto generale. Gli Evoking Winds ricordano molto come sound Finsterforst e Moonsorrow, perciò i fan di questi due gruppi troveranno sia un’atmosfera familiare che brani di ottima fattura. In conclusione, “Towards Homestead” è un disco perfetto per tutti gli amanti del black/folk metal atmosferico e per riscoprire una band che magari ai tempi non si ha avuto modo di scoprire.

75/100