Hexorcist

REVIEWS INSANE VOICES LABIRYNTH

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2/11/2022 4 min read

Recensione a cura di Edoardo Goi

C'è poco da fare: un certo modo di intendere la musica estrema non smetterà mai ne di fare proseliti ne di produrre ottimi lavori. Questo modo di intendere l'estremo è, ovviamente, quello relativo all'old school. Pochi fronzoli, voglia di spaccare tutto, attitudine a profusione, produzione arcigna scevra da laccature inutili, brani devastanti e il desiderio tangibile di spingere sempre oltre il livello di ferocia: questo è il credo di questi deathsters floridiani HEXORCIST e credetemi, ne seguono i dettami alla lettera. Giunti col presente EVIL REAPING DEATH al loro album di debutto dopo il demo “Bestiarum Vocabulum” del 2020, questi macellai americani devoti al sound portato alla ribalta da acts quali Morbid Angel, Incubus, Possessed, Deicide, Angelcorpse e Sarcofago travolgono tutto e tutti con trentasei minuti di death/thrash metal feroce, sferragliante e implacabile, lontano dalle future derive brutal del genere ma affilato e consistente come non mai. A questi quattro loschi figuri (la cui identità è celata dietro i nickname Hexorcist I, alla voce, Hexorcist II, al basso, Hexorcist III, alla chitarra e Hexorcist IV, alla batteria) non frega assolutamente nulla di riscrivere le regole del gioco: vogliono solo picchiare durissimo e senza tentennamenti di sorta, e lo fanno con grande perizia. Introdotto da una copertina da tregenda e dedicato alla memoria di Doug Humlack (ex chitarrista di Acrimonium e HatePlow scomparso nel 2020), l'album si apre col tetro rintocco di campane di EXULTING THE ADVERSARY, prima che rugginose chitarre in odore di Possessed e Sarcofago (ma anche Slayer d'annata, nel modo in cui sono impostate le dilanianti sferzate soliste) facciano deflagrare il pezzo sull'onda di un death /thrash sulfureo e debordante, guidato da una sezione ritmica tanto essenziale quanto implacabile nella sua deliziosa impostazione old school e reso ancora più abrasivo da un'impostazione vocale che predilige un growl intelligibile e aspro, tipico di questo sound in bilico fra due anime stilistiche. Porzioni più incalzanti, alternate a gustosi rallentamenti dai toni funerei, si dipanano lungo una struttura semplice ma niente affatto banale, fornendo un gustoso antipasto del massacro (non privo di ottimi spunti di macabra atmosfera) che ci attende in questo platter. La band spinge, se possibile, ancora più a fondo sul pedale della ferocia con le successive SENTRY AT THE SEVEN GATES e UNBLESSY THE REVERENT (un vero massacro in cui fanno capolino anche gli spasmodici Angelcorpse, a livello di influenza stilistica), senza mai mancare di inserire qua e là efficaci samples o parti di tastiera che conferiscono al tutto (come accade su “Unblessy...) un tono tragico e apocalittico davvero gustoso, oltre a spezzare il flusso della brutalità, donando così al tutto imprevedibilità, dinamica e maggiore profondità. Questo invece non accade nella furibonda PROVERBS OF PESTILENCE, dove la band spinge il livello di aggressione a livelli parossistici senza concedersi (e concederci) nemmeno un attimo di sosta, con un rullante che sembra volerci perforare il cervello, tale la sua implacabilità lungo i poco più che due minuti di durata del pezzo. La violenza perpetrata è tale che si resta quasi spiazzati dal solenne organo posto in apertura alla successiva DENOUNCING THE IMMACULATE, ma è questione di un attimo prima che la violenza riprenda il sopravvento, sull'onda di un riffing implacabile e più vicino al death metal tout court rispetto a quanto proposto in precedenza dai nostri, prima che azzeccatissime quanto “strane” armonizzazioni di chitarra e (soprattutto) basso giungano a dare al tutto un'atmosfera davvero particolare e molto interessante, pur senza rinunciare mai all'impeto di fondo che è elemento irrinunciabile del sound Hexorcist. Un pezzo davvero intrigante, in cui la band dimostra tutta la sua maestria nell'inserire sui suoi costrutti death/thrash furenti elementi di horror music davvero azzeccatissimi e vincenti, confezionando uno degli highlight assoluti dell'intero lavoro. La successiva title track EVIL REAPING DEATH si concretizza, invece, in un profluvio incessante di riff e assoli infernali, impreziosita da una porzione death/thrash&roll centrale da mosh istantaneo: un massacro sonoro che tiene fede al titolo assegnatogli. Tamburi e tastiere dall'oscuro sentore rituale ci introducono alla più variegata UNRIGHTEOUS CEREMONY, brano spettacolare in cui sentori di Cannibal Corpse, primi Death e gli Autopsy del capolavoro Mental Funeral concorrono a fornire le coordinate stilistiche di quello che è forse il brano capolavoro dell'intero album, fra riff debordanti, rallentamenti di gran pregio e ripartenze sulfuree e implacabili. Un pezzo davvero spettacolare. Le cose si fanno nuovamente belluine sulla successiva ACCURSED AFFIRMATION, brano decisamente più diretto e meno articolato che, pur ottimamente realizzato, tende a soffrire un po' a causa di alcune soluzioni un po' ripetitive e del suo essere posizionato dopo un pezzo strepitoso come il precedente.

Piacevole, ma meno incisivo rispetto alla media dell'album. La band ci mette due secondi a risbatterci con le spalle al muro grazie alla furia infernale della successiva PRAISING THE MOST FOUL, coi suoi accenni ai migliori Deicide e un susseguirsi di riff uno più vincente dell'altro, il tutto sorretto da una sezione ritmica devastante e impreziosito da parti soliste davvero scarnificanti, prima che la ottima cover dei Devastator CRUCIFIXION giunga a porre fine a questa scorribanda brutalizzante sulle ali (rigorosamente nere) di un thrash metal estremo e torrenziale che sembra letteralmente tracimare dalle casse dello stereo, marchiando a fuoco e sigillando nel modo più feroce possibile un album che sarebbe un peccato esaltare solo per la sua carica di violenza, che è si onnipresente, ma che è anche mediata con grande cura grazie all'inserimento di ulteriori elementi stilistici molto interessanti e funzionali, capaci di donare all'insieme una profondità e un'atmosfera molto accattivanti. Gli Hexorcist hanno dei numi tutelari evidenti che loro stessi non nascondono in alcun modo, ma sanno anche come metterci del loro, confezionando un prodotto che, nonostante l'inquadramento stilistico tutt'altro che complicato, trasmette allo stesso tempo una personalità marcata e quantomai vincente. Promossi senza alcuna riserva.

80/100