Kryptonomicon

REVIEWS INSANE VOICES LABIRYNTH

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2/23/2022 5 min read

Leggi il nome, il titolo del disco, ne ammiri la copertina (splendidamente realizzata da Paolo Girardi), e già sai che qui dentro non troverai musica per metallari col risvolto e la sigaretta elettronica. Tutto, nel modo in cui questo album colpisce l'attenzione, trasuda amore per il metal estremo old school; esattamente quel modo di intendere il metal che, fino a pochi anni fa, sembrava non interessare più nessuno, ostracizzato dal mercato da produzioni pompatissisme e bombastiche quanto plasticose e dato per morto talmente tante volte da convincere i più sprovveduti che lo fosse davvero. Ma chiunque abbia un po' di pelo sullo stomaco, oltre che qualche bell'annetto sul groppone, ormai lo sa da tempo che il buon vecchio metal, quello che sa di sale prove caotiche e improvvisate, di montagne di lattine di birra accartocciate in un angolo, di sudore, volumi criminali e voglia di spaccare come se non ci fosse un domani, ha la pellaccia dura, e per quanto le solite cassandre continuino a dichiararlo tumulato un giorno si e l'altro pure, continua a rigoglire come non mai nel suo alveo naturale, ovvero l'underground, e ogni tanto si prende pure lo sfizio di prendersi il proscenio, alla faccia dei soliti noti. Ecco quindi che, a dare il polso del vigore che questa attitudine ancora possiede fra le fila dei metaller più agguerriti, assistiamo con regolarità alla pubblicazione di dischi come questa opera prima sulla lunga distanza dei monfalconesi KRYPTONOMICON, intitolata NEKROMANTIKOS. Ferocemente innamorati del sound portato alla ribalta dagli Hellhammer e dai primi Celtic Frost, ma anche di tutte le pulsioni estreme germogliate nel corso degli anni 80, i nostri giungono al debutto dopo due ep (“To The Abyss”, uscito nel medesimo anno della fondazione del gruppo, risalente al vicino 2019, e “Morbid Return”, del 2020) con tutta la foga e la strafottenza di chi non deve rispondere, se non con appassionata ostilità, alle cosiddette “regole del mercato musicale”. Con una formazione che vede Luca Sterle alla voce, Stefano Rumich (storico batterista dei death metallers Karnak, qui impegnato alla chitarra), Frank Ponga (anch'egli proveniente dai Karnak, dove si occupa di voce e chitarra) al basso e Diego Rossi alla batteria, i nostri mettono subito le cose in chiaro con l'inquietante title track strumentale NEKROMANTIKOS la quale, tra chitarre pesantissime, cadenze death doom e oscure orchestrazioni (le quali sembrano tributare quanto tentato dai Celtic Frost nel capolavoro "To Mega Therion",con ottoni e percussioni in primo piano, ma ancora non così invasive come nel successivo "Into The Pandemonium") , ci introduce in modo perfetto nel mondo Kryptonomicon, che si dispiega in tutta la sua mortifera carnalità nell'esplosiva NOCTURNAL KILL, brano death/thrash d'assalto che richiama tanto i Celtic Frost più impattanti, quanto la “zona grigia” a metà strada fra thrash metal e death metal della seconda metà degli anni 80 (quella che vedeva fra le sue fila i primi Death e Possessed, i Merciless, i Massacra e i Deceased, tanto per fare alcuni nomi), resa letale da una struttura tanto lineare quanto efficace e da opportuni rallentamenti capaci di donare dinamica e longevità al brano. I Kryptonomicon mettono subito in mostra una tecnica adeguata al genere proposto, apparendo in perfetto controllo della propria musica sia quando si tratta di picchiare duro spingendo a fondo sull'acceleratore, sia quando si tratta di puntare tutto sulla pesantezza nelle parti più cadenzate, mentre la voce di Luca appare scabrosa e dilaniata al punto giusto, sebbene sempre intelligibile. Stefano si dimostra perfettamente a suo agio anche in veste di chitarrista, sciorinando non solo una sfilza di riff ferocissimi e mordaci in rapida sequenza, ma lasciandosi anche andare a momenti solistici di gran gusto e incisività, mentre la produzione (ad opera delle stesso Stefano, autore anche di tutti i brani originali dell'album, mentre le liriche sono tutte ad opera di Luca), risulta sì grezza e rugginosa come si conviene, ma anche capace di far suonare comunque l'opera al passo coi tempi, evitando inutili se non dannosi anacronismi. Un inizio coi fiocchi, subito bissato dalla pesantissima e doomy BARON BLOOD, brano Celtic Frost che più Celtic Frost non si può, pervaso da una dinamica di fondo irresistibile e impreziosito da rallentamenti di deliziosa grevità. Le linee vocali, così come il refrain, traggono giovamento (qui come nel resto dell'album) dalla loro immediatezza, permettendo ai nostri di raggiungere l'obbiettivo prefissato senza perdersi in inutili voli pindarici, mentre l'accelerazione finale dona al tutto ulteriore impatto e veemenza. Il riff iniziale della successiva ZEDER non può non rimandare ai Celtic Frost di Circle Of The Tyrants, ma i Kryptonomicon si rivelano astuti nel non cadere nella pura citazione, innervando il brano di sentori horror nostrani (a partire dal titolo del brano) i quali, innestati su un costrutto di grande impatto , permettono alla composizione di brillare di luce propria, colpendo a fondo l'immaginario dell'ascoltatore grazie a un andamento up-tempo semplicemente scarnificante. Si picchia ancora più duro nella successiva BLIND RESURRECTED, composizione che vede i nostri innervare il loro stile classico con schegge impazzite di death primigenio e thrash borderline (primi Sodom su tutti), generando così un maelstrom sonoro di grande efficacia. Un autentico pugno in faccia, portato con malcelato compiacimento da una band che viaggia compattissima e letale, aiutata nel suo intento dall'atmosfera horror che ne permea le gesta (e le liriche): un implacabile treno in corsa. Le cose si fanno decisamente più atmosferiche e inquietanti nella splendida e decisamente più impegnativa (nonché estesa) THE OMEN, col suo riff portante in pieno stile “Morbid Tales” e il suo andamento tanto soffocante quanto dinamico, splendidamente ammantata di sentori apocalittici (fanno qui di nuovo la loro comparsa le oscure orchestrazioni che avevamo già potuto apprezzare nella traccia di apertura dell'album) e graziata da sparute quanto efficaci accelerazioni e da azzeccatissimi interventi solisti che la rendono una vera e propria gemma, capace di non far pesare nemmeno per un millisecondo i suoi sette minuti e mezzo di durata, proiettandola immediatamente fra gli highlight assoluti dell'intera opera. Le lugubri campane a morto che scandiscono il dipanarsi della semi-strumentale (l'unica linea vocale è costituita da una voce che declama il titolo del brano all'infinito) TIMOR MORTIS MORTE PEJOR sembra voler trascinare l'ascoltatore in un dedalo di sepolture irrequiete, asfissiandolo con deliziosi sentori necro, salvo poi affibbiargli la mazzata finale con l'incisiva THOUSAND CATS, brano tanto lineare quanto funzionale, capace con poche pennellate di far rivivere la ruspante quanto irresistibile “ingenuità” dei primi passi artistici del mai abbastanza lodato T.G. Warrior. Si tratta probabilmente del brano più immediato dell'intero album (non a caso scelto come singolo dello stesso), ma è proprio questa sua indole così “vera” a renderlo anche uno dei più riusciti, in mezzo a una scaletta “all killers-no fillers” dalla costanza qualitativa invidiabile. Non si arretra di un millimetro nemmeno nella successiva THE RITUAL, il cui andamento leggermente meno feroce, assestato su un up-tempo abrasivo e pernicioso, si attacca come pece ai padiglioni auricolari dell'ascoltatore, salvo brutalizzarlo di mazzate sul finale, dopo un sample splendidamente terrorizzante. Ennesimo pezzo riuscitissimo che, insieme alla debordante e arrogante CHURCHMAN, va a comporre un'accoppiata finale (per quanto riguarda i brani originali) di assoluto valore, lasciando alla riuscita cover dei Bauhaus THE PASSION OF LOVERS (opportunamente “Kryptomiconizzata”, sebbene niente affatto spogliata della sua indole fieramente dark) il compito di chiudere un album che gli appassionati delle sonorità e delle band citate in questa recensione non potranno non amare fin dal primo ascolto. Per tutti gli altri, c'è il death-”adesso ci infilo un altro breakdown”-core. Inscalfibili. Integerrimi. Incorruttibili. Lunga vita ai Kryptonomicon e alla loro attitudine.

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Recensione a cura di edoardo Goi

90/100