Morcolac

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2/3/2022 4 min read

Recensione a cura di
Edoardo Goi

Il tema vampirico (o vampiresco), in ambito black metal, ha una tradizione lunghissima, finendo spesso per essere associato a un certo modo di intendere il genere molto gotico e raffinato. Ecco: in questo A VAMPIIR IS BORN dei lombardi MORCOLAC di questo modo di concepire il black metal a tema vampirico non troverete assolutamente nulla. Il loro approccio è debitore verso band quali Satanic Warmaster, Mutiilation e Black Funeral (con una spruzzatina di black metal melodico alla primi Lord Belial/Dark Fortress) quindi, fatta salva una evidente propensione alla creazione di trame sonore molto evocative e dall'impronta melodica molto definita anche nei momenti più estremi del platter, di barocchismi e orpelli vari qui dentro non ne troverete nemmeno l'ombra. A partire dalla splendida copertina in bianco e nero dai connotati fieramente old school, questo lavoro trasuda autentico amore per l'oscurità da ogni singolo solco, rimarcando la propria appartenenza a un certo modo di intendere il black metal ad ogni piè sospinto. Fondati dal mastermind (e unico componente ufficiale del progetto) Sadomaster, già visto con Fornace, Ghostly Aerie Coven e Griverion (che qui si occupa di voce, basso e chitarra, mentre la batteria e le tastiere sono affidate al session member A.B.) nell'estate del 2021, i nostri arrivano presto al presente album di debutto grazie all'interessamento dell'etichetta tedesca Darker Than Black Records, proponendoci quarantuno minuti di black metal tanto gelido quanto avvolgente. Si parte subito mettendo le cose in chiaro con il manifesto programmatico HAIL THE NEWBORN VAMPIIR, e subito veniamo investiti da un raggelante anelito notturno fatto di trame chitarristiche intelligibili e linee di batteria smaccatamente old-school, il tutto sigillato dalla voce aspra e quanto mai adatta al genere proposto di Sadomaster, credibile cantore di questo concept incentrato su una figura leggendaria così iconica. Il brano, costruito su una struttura piuttosto lineare dove ad essere privilegiata è la costruzione atmosferica rispetto alla mera violenza (che comunque non manca, visto che l'impatto si mantiene costante lungo l'intera composizione, pur senza raggiungere mai livelli parossistici), si dipana in modo molto efficace lungo l'intera sua durata, mettendo in mostra chitarre ottimamente concepite, capaci di donare grande descrittività alla musica dei nostri grazie all'onnipresente sostrato melodico di cui si fanno portatrici, e una gestione ritmica pertinente e funzionale. Ad aumentare il potere immaginifico del brano, già di per se spiccatissimo, contribuiscono anche alcuni oculati inserti di pianoforte e tastiere, per un risultato che riesce ad essere al contempo ruvido ed elegante.

Senza dubbio un inizio molto promettente, E le promesse vengono senza dubbio mantenute nell' immediatamente successiva BLACKMOON DEVOURER (Unholy Terror Of The Countrysides) la quale, introdotta da una bella porzione tastieristica che rimanda in modo piuttosto netto alle colonne sonore di genere relative alle prime trasposizioni su pellicola a tema vampiresco, si rivela ben presto come un feroce assalto black dai connotati finnico-svedesi (con un bel tocco “Legions Noires”a impreziosire il tutto) in cui l'apporto tastieristico risulta decisamente più prominente rispetto a quanto accadeva nel brano precedente, donando al tutto un afflato oscuro e cupamente epico dal grande potere evocativo, pur senza stemperare in alcun modo la carica ferale del pezzo. Il modo molto lo-fi (sebbene, al contempo, molto curato) di usare le tastiere, decisamente lontano dalla tronfiaggine e dalla ridondanza cui un certo tipo di black metal ci ha, purtroppo, abituato, unito alla costante ricerca melodica per nulla ruffiana che propala da ogni singola linea o riff di chitarra, sono senz'altro il fulcro attorno a cui gira la proposta dei nostri, e questo è veppiù evidente nella lunga e variegata REDWATER FANGSOURCE che, nei suoi quasi nove minuti di durata, ci propone una entusiasmante cavalcata nell'immaginario vampirico più folcloristico e meno mainstream fatta di ammorbanti mid tempo, gelide ripartenze in blast beat, aperture tastieristiche di grande effetto (si sente anche aleggiare lo spettro dei Dimmu Borgir dello splendido For All Tid, in tal senso) e un costante senso di immersione che ci da la cifra delle capacità messe in campo dai Morcolac di rendere tangibili le immagini evocate dalla loro proposta artistica.

Senza dubbio uno degli highlight assoluti dell'intero lavoro, sebbene lo stesso faccia della qualità costante uno dei suoi maggiori pregi.

Non è infatti da meno la successiva NOCTURNAL WINGSWIRL, composizione che mette in mostra il lato più feroce della musica dei nostri, sebbene non manchino momenti meno asfissianti dove le chitarre si lasciano andare anche ad alcune dissonanze molto riuscite, prima che, nella seconda parte del brano, le tastiere di prendano il proscenio, tratteggiando scenari planari notturni di grande epicità.

Spicca, in tal senso, la capacità della band di riuscire a caratterizzare in modo piuttosto marcato ogni singolo brano, dal più ricercato al più diretto, mantenendo così alta la concentrazione dell'ascoltatore lungo l'intero dipanarsi dell'album.

Ad ulteriore riprova, ecco giungere l'accoppiata finale EXILE BLOODTOWER/ FEAR THE SUNLIGHT, con la prima efficacissima nell'ammantare lo spettro dei Satanic Warmaster più sanguinolenti e marziali con dissacranti tastiere dai deliziosi rimandi al dark sound nostrano, inanellando uno splendido riff dopo l'altro per uno dei brani più “briosi” dell'intero lotto, graziato in più punti dall'afflato “rockeggiante” tipico di un certo modo di intendere il genere, e la seconda a chiudere il cerchio dell'opera con quella che, nei suoi quasi otto minuti di durata, si può considerare come una summa delle proprietà stilistiche e umorali della stessa, fra gustosi mid-up tempo, grandi interventi di tastiera e pungenti accelerazioni. Si chiude così nel migliore dei modi possibili un album che non solo non potrà che affascinare tutti gli amanti delle sonorità elencate nella presente disamina, ma che ci consegna un nuovo progetto che, al di là dei riferimenti stilistici evidenti e di un approccio smaccatamente old-school alla materia, colpisce per l'incontrovertibile personalità messa in campo, riuscendo a non suonare mai pleonastico o derivativo ma, al contrario, dando sempre una sensazione di freschezza e ispirazione tangibili. Promossi senza riserve e con malcelato entusiasmo.

Da avere.

95/100