Nifrost

REVIEWS INSANE VOICES LABIRYNTH

magazinerockersandotheranimals

2/10/2022 2 min read

Recensione a cura di
Alessia VikingAle

I Nifrost tornano con un nuovo, atteso full-lenght uscito il due giugno per Dusktone. Stiamo parlando di “Orkja”, nome preso da una montagna nella costa ovest norvegese tristemente famosa per le frane in grado di trasformarsi in inondazioni omicide ai tempi di Jølster. Partendo da queste vecchie storie i Nifrost vi hanno intrecciato tematiche apocalittiche in varie sfaccettature: dalla “grande figura” fino al livello personale, sia metaforicamente che fisicamente. La stesura del concept di “Orkja” è iniziata nel 2018, quando di certo la band non si aspettava che certe tematiche diventassero così reali nel nostro quotidiano. Le sette tracce che compongono l’album sono tutte collegate dal tema della “fine” e del “nuovo inizio” che ne consegue. “Nauden” si apre con una intro oscura per poi esplodere in furiosi blast beat, ruggiti e terzine. La canzone prosegue mixando in maniera sapiente passaggi black metal a passaggi riflessivi e melodici, nello stile viking. “Eit siste ynskje” prosegue sulla linea aggressiva della precedente canzone, non risparmiandosi nell’offrire il loro mix di aggressività e melodia, qui data da acuti riffs che fanno da collante al brano, potente ed epico. “Orkja brotna” non ferma l’onda d’uro fatta di furiosi blast beat e urla, sapendo però intervallare ondate violente a passaggi che spezzano la furia, anche se per poco tempo. Interessante il passaggio corale con voci pulite ed il lungo assolo nell’ultima parte del brano. “Hausten” dopo un inizio con una batteria che ricorda una marcia marziale, la canzone prosegue con un tono mistico ed esoterico dato dalle chitarre che compiono lunghi e cupi riffs e alla voce che limita l’aggressività a favore di tonalità pulite. “Sirkel” è un brano potente e corposo, che pur senza puntare su ritmi accelerati esprime gravità e cupezza. Merito qui delle voci alternate, una bassa e pulita e un’altra sporca ed acuta a fare da contrasto. Con “Vatnet blir til blod” torniamo su un terreno tipicamente black metal, dove i riffs e le sfuriate aggressive di batteria sferzano l’orecchio dell’ascoltatore con il loro gelido vento. “Ishjarte” è un brano di chiusura assai coraggioso: qui infatti i Nifrost provano a sperimentare cambi di tempi e passaggi finora mai sentiti nel disco, creando una traccia dalla forte impronta viking metal senza dimenticare le radici black metal, impossibile da descrivere a parole. Che sia in realtà una sorta di assaggio per materiale futuro? Un album tecnicamente ineccepibile, dai suoni cristallini che fanno risaltare tutta la freddezza delle montagne norvegesi espresse dai riffs. I Nifrost creano un album di tutto rispetto anche se spesso pecca di “già sentito” come ad esempio nei primi due brani. Al contrario, risultano interessanti quando provano a sperimentare con black e viking, in tracce dal sapore mistico come “Hausten” o “Ishjarte”. I fan di Windir, Vreid ed Enslaved qui troveranno un ottimo materiale di ascolto!

75/100