Scolopendra

REVIEWS INSANE VOICES LABIRYNTH

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2/5/20225 min read

Recensione a cura di
Edoardo Goi

Leggendo fra i promotori del progetto i nomi di Kvasir e Saevum, il pensiero dei seguaci della scena estrema più smaliziati non può non andare all'entità di culto della scena black metal italiana Abhor. Questi SCOLOPENDRA sono infatti una band messa in piedi nel 2018 dai due storici componenti della black metal band veneta per dare sfogo al loro amore viscerale per il death metal più marcio, catacombale e old school (Necrophagia, Autopsy, Possessed, primissimi Death, ma anche primi Merciless e Infernal Majesty sono fra i primi nomi a venire alla mente quando si cerca di dare riferimenti stilistici riguardo ai nostri), combinandolo con l'altrettanto radicata passione per l'horror putrescente e grottesco, spiccatamente da b-movie anni 70-80. Il frutto di questa copula da brividi è il qui presente debutto sulla lunga distanza, intitolato, tanto per non lasciare adito a dubbio alcuno, THOSE OF THE CATACOMBS, pubblicato inizialmente solo in tiratura limitata su vinile (dall'etichetta Nuclear War Now!) e, di recente, su musicassetta (su etichetta Caligari Records): più old school di così, si muore. Ed è senza dubbio a un pubblico radicalmente old school che la band veneta, che vede, oltre ai già citati Kvasir (anzi, qui “Messer Kvasir”, chitarra e voce) e Saevum (basso e backing vocals), Necrobestia e Lucas Demon alternarsi alla batteria, si rivolge, grazie a un suono, un'immagine e un'attitudine che non lasciano davvero adito al benché minimo dubbio.

Basta infatti dare un ascolto alle prime note dell'opener EXHUMED CORPSE EXALTATION (suffragato da una rapida scorta alle immagini del booklet nonché dalla splendida copertina in puro stile fumetto horror anni 70) per capire quanto i nostri amino connotare la propria musica con un approccio lo-fi (non privo di sfumature goliardiche che però non vanno minimamente a intaccare la serietà con cui gli Scolopendra affrontano la propria arte) tanto nell'immagine quanto nella ricerca sonora. A dare ulteriore slancio a questo ultimo aspetto, la produzione volutamente grezza (benché, comunque, relativamente intelligibile) e la scelta di registrare l'album interamente live, in due diverse sessioni, nei loro Vinum Sabbati Studios, aspetto che conferisce ai rituali macabri che vanno a comporre la scaletta del full lenght un flavour e un'atmosfera assolutamente perfetti. E' un macilento mid-tempo in odore di Autopsy ed Hellhammer a schiuderci le porte di questa prima discesa nell'oltretomba, accompagnati dal rantolo di morte di Kvasir (il cui stile ricorda, a tratti, quello di Dagon, cantante dei colombiani Inquisition, mentre le backing vocals di Saevum si assestano su un growl più classico), prima che il brano, impreziosito da fraseggi gustosamente orrorifici, riveli il suo lato più ferale e impattante grazie a un'accelerazione in puro stile old school death/thrash, rendendo manifesta la propensione dei nostri per costruzione di pezzi che, sebbene contraddistinti da un notevole impatto, rivelano sempre un occhio di riguardo per la dinamica e l'atmosfera, in un'alternanza di momenti di pura furia e rallentamenti catacombali gestita dagli Scolopendra in modo magistrale, col risultato di mettere sul piatto composizioni di grande presa, esattamente come accade per questa splendida opener. La successiva FIRST CLASS COFFIN ci permette invece di sottolineare in modo perentorio quella che è una delle caratteristiche più peculiari del sound dei nostri: ecco infatti spuntare, fra le spire delle scudisciate death/thrash inferte da chitarre, basso, voce e batteria, spuntare in modo perentorio (mentre nel primo brano se ne era solo avvertita la presenza) tessiture di tastiera e synth dai connotati necro/horror semplicemente irresistibili. E' soprattutto in questi frangenti (ma non solo, vista la rilettura assolutamente personale che i nostri danno del genere proposto) che traspare in tutto il suo splendore “ l'italianità” del progetto, grazie a un flavour orrorifico orgogliosamente nostrano che emana dai solchi, ammantando il tutto con macabri sentori di morte e soprannaturalità. Segue la marcissima TORMENTING DYING NUNS (ennesimo titolo grandioso), sulfureo brano in cui i nostri mettono sul piatto tutto il loro amore per i primi Celtic Frost, Bathory e Autopsy grazie a una composizione muscolare che i nostri non mancano di ammantare con connotazioni funeree assolutamente deliziose, arricchendo il tutto con una porzione finale che, fra arpeggi dissonanti di chiara derivazione black e ectoplasmatiche tastiere (nonché agonizzanti sample), va a costituire la più classica delle ciliegine sulla torta dell'ennesimo brano riuscitissimo di questo lavoro, il cui “lato A” si chiude con l'altrettanto splendida ZOMBIES FEASTING. Siamo qui al cospetto di uno dei brani più devastanti e feroci dell'album, sebbene gli Scolopendra non manchino, come sempre, di rendere il tutto più dinamico e interessante grazie a numerosi rallentamenti supportati da riff ottimi e consistenti e da colpi ad effetto (come l'uso di lugubri rintocchi di campana) sempre centratissimi. Un grande brano, che pone fine in modo splendido alla prima delle due sessioni confluite in questa opera (quella catturata il 2 novembre 2019. giorno dei morti, che vedeva alla batteria Lucas Demon e denominata “Lato Oscuro”).

E' quindi il turno di Necrobestia di accomodarsi dietro al drum kit, per una seconda session (denominata “Lato Macabro”,incisa durante quella che la band stessa definisce “una violenta nottata di alcol, sangue e metallo”) inaugurata come meglio non si potrebbe dalla programmatica intro THE SMELL OF CADAVERS (che ci introduce magistralmente i due ospiti di questa seconda parte, Mars Enoklaves alle tastiere e synth Luke Warner al theremin) e marchiata a fuoco dall'incedere tanto debordante quanto macabro della splendida PRIEST'S BLOOD SOUP (l'ho già detto che adoro i titoli di questo album ?) mazzata death/thrash ante litteram dal tiro micidiale graziata dall'ennesimo refrain azzeccatissimo (caratteristica comune a tutti i brani dell'album, che trova in questo modo se vogliamo molto “catchy” di concepire lo sviluppo delle composizioni l'ennesima conferma di un amore viscerale per i dettami dell'old school da parte dei nostri, con pezzi si estremi, ma anche concepiti per essere delle vere e proprie canzoni, e non solo come contenitori di efferatezze assortite) e da una prestazione strumentale che (qui come nella prima parte dell'album) mette in mostra tutta la preparazione e l'esperienza dei musicisti coinvolti, tutti autori di ottime prove individuali cui la registrazione rigorosamente live rende ancora più giustizia e merito.

Il finale del brano rende più esplicito che mai il motivo per cui questa seconda parte è stata denominata “Lato Macabro”, grazie a un uso ad alto gradiente orrorifico delle tastiere, ma se questo ancora non fosse sufficiente, ecco giungere lo splendido attacco di CRYPT OF PERVERSION, col suo incedere death/doom da manuale suggellato dagli spettri evocati dalle summenzionate tastiere, synth, theremin prima che la brutalità si impadronisca del brano sull'onda di riff e ritmiche vicine a un certo proto-death&roll marcio e slabbrato semplicemente delizioso.

Non mancano nemmeno momenti più furibondi, così come non mancano le consuete, splendide, aperture mid tempo ormai così familiari, ma in questo brano è senza dubbio la vena horrorifica e macabra a prevalere, più che in ogni altro brano del lotto, catapultandolo subito fra gli highlight assoluti di un album che, comunque, non conosce caduta di tono alcuna, e che si conclude con la splendida outro tastieristica SACRARIUM PROFANATION. Cosa aggiungere, dopo aver speso già così tante parole per descrivere un album ? Semplicemente che se, come il sottoscritto, siete dei patiti del metal estremo old school e dell'horror più macabro e datato, figlio dei migliori Fulci, Argento, Bava e Avati, nonché dei vecchi fumetti horror italiani e non (impossibile non menzionare i celebri Tales From The Crypt), adorerete, semplicemente adorerete questo album. Fatelo vostro ad ogni costo. Totalmente imperdibili.

90/100