Kaamos Warriors - Spirit From The Void

Un lavoro coerente e compatto, con tutti i brani che sono in grado di spiccare per la loro personalità pur essendo parte di un grande unicum. Recensione a cura di Alessia VikingAle

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9/12/20222 min read

I Kaamos Warriors si formano nel 2018 da Jani Moilanen e Mikko Ojala a Kempele nella Finlandia del nord. La loro musica è un mix di black metal atmosferico e melodico, e finora hanno fatto uscire tre dischi (Ikuisen Talven Sarastus, Shadows of Northern Chaos and Kirous), tutti rilasciati dalla divisione finlandese della Inverse Records. Oggi parliamo del loro ultimo lavoro, Spirit from the Void, uscito l’8 aprile 2022 sempre per la Inverse. “In Blood and Spirit”, rilasciato anche come singolo, accoglie l’ascoltatore con una ventata di gelo, grazie al black metal melodico che regala un ritmo sostenuto, riff potenti e un growl cavernoso perfetto per il tipo di musica.

“Vapaus”, anche lui rilasciato come singolo, accelera il ritmo senza cadere in furiosi blast beat, rimanendo su un piano melodico, malinconico e anche drammatico nel ritornello. Interessante il finale con il lungo e violento assolo, come a ricordarci che non c’è speranza.

“The Flames of the Dragon” presenta un ritmo veloce e melodie malinconiche. Il brano procede sostanzialmente ripetitivo per la sua quasi interezza, se non per un breve intermezzo verso la metà con un intermezzo narrato ed un assolo finale che dona una sensazione ancora più straziante.

“Varjojen Vaeltaja”, ultimo singolo estratto, vira su atmosfere cupe con riffs acuti volti ad inquietare l’ascoltatore, come se camminando nella nebbia sentisse la presenza di un qualcosa di sconosciuto.

“Tyhjyyden Kulkija” torna su lidi melodici già ascoltati nel disco. Ciò non significa che il brano non abbia un’anima a sé, anzi, anche qui troviamo riffs accattivanti ed una melodia struggente.

“Into Thy Light” porta con sé oscurità e dolore, spingendosi “oltre” con una composizione ricercata, inserti corali, e furiosi cambi di atmosfere: ora un violento assolo, ora un passaggio corale, ora un cupo intermezzo.

“Chamber of the Stars” è un brano veloce e ritmato che non si dà respiro e procede spedita per tutto il suo minutaggio. Peccato solo per la brevità del brano, nemmeno tre minuti.

“Catacombs of Existence” ha un’aria ritualistica, con i tamburi che battono incessanti su una melodia che onirica si alterna a furiosi assoli.

“Surun Mustat Siivet” ha un’aria tragica, come se si fosse persa ogni speranza e ci si abbandonasse nel vuoto assoluto in attesa della fine. Una chiusura di disco tragica, che non lascia spazio alla luce.

Un lavoro coerente e compatto, con tutti i brani che sono in grado di spiccare per la loro personalità pur essendo parte di un grande unicum. Imperdibile per gli amanti del melodic black metal.

80/100

Alessia VikingAle

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